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LA SCHEDA DELL'AUTORE: Cereda Mauro

 

copertina di Fausto Bonasera

foto di Vittorio Vialli

 

Mauro Cereda

STORIE DAI LAGER

I militari italiani dopo l'8 settembre

Editrice: Edizioni Lavoro

ISBN 88-7313-107-7
www.edizionilavoro.it



Questo libro non sarebbe mai venuto alla luce senza il sostegno della Fnp Cisl Lombardia e senza l'aiuto e le sollecitazioni di Mario Tremolada, storico operatore della Fim Cisl milanese e presidente del circolo Anpi di Pessano con Bornago, che mi ha aiutato a rintracciare gli ex deportati.
Un sentito grazie va anche a Claudio Sommaruga, per i preziosi suggerimenti e l'attenzione con cui ha seguito questo lavoro; ad Alberto e Carlotta Guareschi, per l'entusiasmo con cui hanno accolto il progetto e per il materiale e la documentazione messi generosamente a disposizione; a Savino Pezzotta, per la cortesia con cui ha acconsentito di raccontare un episodio così doloroso e privato della sua vita; alla famiglia Vialli, per la gentilezza dimostrata nel rendermi disponibili le fotografie scattate nel lager da Vittorio Vialli e a Luisa Cigognetti, dell'Istituto storico "Parri Emilia Romagna", che ne ha reso possibile la pubblicazione.
Un riconoscimento commosso va, infine, a tutti gli ex deportati che hanno accettato di riaprire una brutta pagina della propria storia personale.


"Savino Pezzotta:
giustizia per mio padre e per tutti gli Imi
«Anche loro si sono opposti al nazifascismo, pagando con grandi sofferenze e, in molti casi, con la vita, le conseguenze di questa scelta.
Purtroppo, però, sono stati dimenticati da tutti, come se l'unica resistenza degna di tal nome fosse stata quella armata.
È un'interpretazione sbagliata dal punto di vista storico e ingiusta da quello etico».
Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, guarda agli internati militari italiani con un misto di affetto e ammirazione. Lui gli avvenimenti seguiti all'armistizio dell'8 settembre 1943 li conosce bene. Li conosce bene perché lo hanno toccato da vicino. Molto da vicino. Suo padre era tra gli oltre 600 mila soldati del regio esercito finiti nei campi di concentramento di Hitler. Suo padre fu uno dei 50 mila che non tornarono più a casa.


Pezzotta, come definirebbe gli Imi?

Come dei veri e propri «resistenti». È la definizione più appropriata. Stiamo parlando di alcune centinaia di migliaia di soldati italiani che, in coscienza, si rifiutarono di collaborare con i nazisti e i fascisti, pur sapendo che il prezzo da pagare sarebbe stato altissimo. Quel «no», detto e ribadito con forza, a Hitler e Mussolini costò loro circa venti mesi di durissime sofferenze nei campi di concentramento e nelle fabbriche del Terzo Reich. Per non parlare di tutti quelli, moltissimi, che persero la vita, che non rividero più i propri cari, la propria famiglia. Se non è resistenza questa! "


 

 

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